Il 13 febbraio gli svizzeri sono chiamati a votare sull’abolizione dell’imposta di bollo per le grandi aziende

Il prossimo 13 febbraio gli svizzeri voteranno sul futuro dell’imposta di bollo sul capitale azionario, riscossa quando una società vuole raccogliere fondi attraverso l’emissione di titoli (azioni, azioni, ecc.).

Si tratta di una tassa che ad oggi ammonta all’1% del valore del capitale raccolto e che riguarda importi superiori a 1 milione di franchi (1,08 milioni di dollari). Va a colpire soprattutto le grandi imprese attive nel settore finanziario e, stando alle stime del Governo, nel 2020 hanno pagato tale imposta circa 2.300 imprese.

Ogni anno vengono generati circa 250 milioni di franchi grazie a questo tassa, che in Europa, viene applicata in modo simile solo in Liechtenstein, Grecia e Spagna.

Il progetto di riforma della tassa di bollo risale al 2009. Con una graduale abolizione delle tre tasse sulle transazioni legali delle imprese (sull’emissione, sul commercio e sui premi assicurativi), si mira ad aumentare la competitività internazionale dell’industria svizzera dei servizi finanziari. Ma la proposta è lenta a realizzarsi: è divisa infatti in tre disegni di legge separati, che ostacolano le tempistiche per attuare tale progetto.

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