Sprechi alimentari: la nuova tecnologia dei biosensori aiuta a ridurli

Secondo una ricerca a cui ha partecipato l’Università danese di Aarhus, la nuova tecnologia dei biosensori può diventare uno strumento rapido, non invasivo ed efficiente in termini di costi per valutare la freschezza di diversi tipi di prodotti ittici e ridurre così gli sprechi alimentari.

Secondo la FAO, fino al 30% della produzione totale di pesce e frutti di mare viene sprecata, nei paesi sviluppati soprattutto alla fine della filiera, ovvero in supermercati, ristoranti e famiglie consumatrici, in parte a causa di date di scadenza troppo prudenti.

In collaborazione con l’Università della Danimarca meridionale, l’Istituto tecnologico danese, l’Università di Copenaghen, l’Istituto Fraunhofer per la tecnologia del silicio in Germania e partner industriali in Danimarca, i ricercatori del Dipartimento di scienze alimentari dell’Università di Aarhus hanno valutato una nuova tecnologia di biosensori come un vero strumento del tempo per affrontare la sfida dello spreco alimentare valutando la freschezza e il potenziale di conservabilità residua dei prodotti ittici freschi commercializzati.

Il biosensore è in grado di misurare un marker biogenico nello spazio di testa dei prodotti ittici freschi e, secondo lo studio di valutazione, è in grado di rilevare le variazioni della durata di conservazione del tonno refrigerato corrispondenti ai metodi comunemente usati per definire le date di scadenza del pesce fresco.

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