Il Consiglio e il Parlamento europeo trovano un accordo politico provvisorio sulla rendicontazione della sostenibilità delle imprese

Il Consiglio e il Parlamento europeo fanno sapere di aver raggiunto un accordo politico provvisorio sulla direttiva relativa alla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (CSRD). L’accordo ha l’obiettivo di colmare le carenze sulle norme esistenti in materia di divulgazione di informazioni non finanziarie, che ostacolano la transizione verso un’economia sostenibile.

Bruno le Maire, Ministro dell’economia, delle finanze e della sovranità industriale e digitale, nel commentare l’accordo, ha dichiarato: “Si tratta di un’ottima notizia per tutti i consumatori europei. Ora saranno meglio informati sull’impatto delle imprese sui diritti umani e sull’ambiente. Ciò significa maggiore trasparenza per i cittadini, i consumatori e gli investitori. Significa anche maggiore leggibilità e semplicità delle informazioni fornite dalle aziende, che devono svolgere appieno il loro ruolo nella società. Il greenwashing è finito. Con questo testo, l’Europa è in prima linea nella corsa internazionale agli standard, fissando standard elevati in linea con le nostre ambizioni ambientali e sociali”.

La direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese modifica la direttiva sulla rendicontazione non finanziaria del 2014, introducendo requisiti di rendicontazione più dettagliati per le grandi aziende, le quali sono tenute a riferire su questioni di sostenibilità come i diritti ambientali, i diritti sociali, i diritti umani e i fattori di governance.

La CSRD introduce inoltre un requisito di certificazione per la rendicontazione di sostenibilità e migliora l’accessibilità delle informazioni, richiedendo la loro pubblicazione in una sezione dedicata dei rapporti di gestione delle imprese.
Le disposizione si applicano a tutte le grandi imprese e a tutte le società quotate sui mercati regolamentati, responsabili anche per la valutazione delle informazioni delle loro filiali. Vengono applicate anche alle PMI quotate, alle quali, per un periodo transitorio (e cioè fino al 2028), sarà possibile un opt-out.
L’obbligo per le imprese non europee, invece, si applica per tutte quelle che generano un fatturato netto di 150 milioni di euro nell’UE e che hanno almeno una filiale o una succursale nell’UE.

Leggi il documento originale su: New rules on corporate sustainability reporting: provisional political agreement between the Council and the European Parliament